«Und ihr, für wen haltet ihr mich?»

von Pigi Banna · 1. Jahrestag, Rom, 22. Februar 2016

Fest der Kathedra des heiligen Petrus. Evangelium: Matthäus 16,13-19.

Ein Jahr nach Marcos’ Tod stellt sich die Frage noch dringlicher: „Ihr aber, für wen haltet ihr mich?“ Sein Leben hat sich auf unerwartete, plötzliche Weise vollendet; und doch lebte Marcos in diesem kurzen Leben mit einer Spannung, einer äußersten Spannung, Seinen Namen auszusprechen, zu sagen, wer Christus für ihn war. Soweit ich ihn kennenlernen durfte, hat mich seine äußerste Spannung beeindruckt, zu sagen, wer Christus für ihn war. Wäre er mit dem heiligen Petrus und den anderen an jenem Strand gewesen, hätte er sicherlich das Risiko auf sich genommen, zu antworten; er hätte sofort versucht, auf die Frage Christi zu antworten, so wie er versucht hat zu antworten, als er ins Seminar eintrat.

Doch offensichtlich musste er auf andere Weise antworten. Und das befreit uns von so vielen Vorstellungen, die wir haben, denn das Wichtige ist nicht, zu erraten, wie wir antworten müssen, sondern diese Bereitschaft zu haben, im gegenwärtigen Augenblick zu antworten, der uns zu leben gegeben ist. Dies war die gleiche Kraft des heiligen Petrus, dessen Grenzen wir unter allen Aposteln dank der Evangelien am besten kennen. Was war das Leben des heiligen Petrus anderes, als seine ganze Menschlichkeit, so wie sie war, in der Situation, in der er sich befand, vor Christus zu stellen? Diese Bereitschaft befähigte ihn, Ereignissen zu begegnen, die unmöglich vorstellbar waren: Als er die Netze auf der anderen Seite auswarf, hätte er nie erwartet, so viele Fische zu fangen, nach einer Nacht vergeblichen Fischens. Als Er ihn in sein Haus einlud, hätte er nie mit der Heilung seiner kranken Schwiegermutter gerechnet. Als er Ihn mit dem Schwert verteidigen wollte, überraschte Jesus ihn, indem er das Ohr heilte, das er abgeschlagen hatte. Oder auch, als er dachte, er könnte Ihm bis zum Kreuz folgen, und stattdessen Ihn verleugnete und bitterlich weinte.

Doch das ganze Leben des Petrus war ein Antworten – so gut er konnte, mit seiner ganzen Menschlichkeit, ohne Scham, mit seinem ganzen Fleisch, mit seinem ganzen Blut – auf diesen Mann, der gekommen war, sein Leben zu vollenden. Tatsächlich hatte Jesus es ihm gesagt: „Fleisch und Blut haben dir das nicht offenbart.“ Aber in diesem Fleisch und diesem Blut, die er vollständig zur Verfügung stellte, legte der Vater ihm ein unmögliches Wort in den Mund: „Du bist der Christus, der Sohn des lebendigen Gottes.“ Mit diesem sündigen Fleisch sagte er: Ja, ich liebe Dich, Du bist alles, ich will Dich. Und Christus machte ihn zum Hirten der Kirche, zu Seinem Stellvertreter. Einen Mann, der kaum ein Boot zu steuern wusste, setzte Er ein, die Barke der Kirche zu lenken, die Fortsetzung seines Werkes in der Welt.

Und so war auch das Leben von Marcos: Er gab alles von sich, und Gott rief ihn auf eine Weise, die man sich nicht vorstellen, nicht denken und nicht sagen kann. Nun, ein Jahr nach seinem Tod, wird er uns noch mehr Freund sein, wenn auch wir uns, wie er es getan hat, fragen: „Wer sage ich, dass Er in diesem Jahr ist, Augenblick für Augenblick?“ Mit meinem ganzen Fleisch, meinem ganzen Blut, meiner ganzen verwundeten Menschlichkeit (egal, was ich getan habe oder tun werde): Würde ich Ihm jetzt alles geben? Wie der heilige Petrus, wie Marcos?

Wir haben das Glück, in der Kirche zu sein, denn wir haben Freunde an unserer Seite, wie Marcos, die uns zurück in die Mitte der Frage führen: „Wer ist Christus für mich?“ Und aus demselben Grund sollen wir heute feiern, dass es den Papst gibt. Wir haben einen menschlichen Anhaltspunkt, durch den Christus in der Geschichte zu uns sagt: „Schau, nicht die Kraft deines Fleisches oder deines Blutes ist entscheidend, sondern dass du dieses Fleisch und dieses Blut ganz in Seinen Dienst stellst, damit Dinge möglich werden, die menschlich unmöglich sind.“

Originaltext auf Italienisch

22 febbraio 2016 – Festa della Cattedra di San Pietro (Vangelo di Matteo 16, 13-19)

Un anno dopo la morte di Marcos, si fa ancora più forte la domanda: ma voi, chi dite che Io sia? La sua vita si è compiuta in un modo inaspettato, improvviso; eppure, in questa breve vita, Marcos ha vissuto con una tensione, un’esasperata tensione a dire il Suo nome, a dire chi era Cristo per lui. Per quel poco che l’ho conosciuto, sono rimasto impressionato dalla sua esasperata tensione a dire chi era Cristo per lui. Se fosse stato con san Pietro e gli altri su quella spiaggia, di sicuro avrebbe rischiato nel dare la risposta, avrebbe immediatamente provato a rispondere alla domanda che Cristo faceva, così come provò a rispondere entrando in Seminario.

Ma evidentemente, doveva rispondere in un altro modo. E questo ci libera da tante immagini che abbiamo, perché l’importante non è indovinare il come dobbiamo rispondere, ma avere questa disponibilità a rispondere, nell’istante presente che ci è dato da vivere. Questa è stata la stessa forza di san Pietro, di cui, tra tutti gli Apostoli, conosciamo, grazie ai Vangeli, meglio i limiti. Cosa è stata la vita di san Pietro, se non mettere tutta la sua umanità, così com’era, nella situazione in cui si trovava, davanti a Cristo? Questa disponibilità lo ha reso capace di affrontare fatti che erano impossibili da immaginare: quando ha gettato le reti dall’altra parte, non avrebbe mai sperato di pescare tutti quei pesci, dopo una notte di pesca inutile. Quando Lo invitò a casa sua, non si sarebbe mai aspettato la guarigione della suocera malata. Quando pensava di difenderlo con la spada, Gesù lo sorprese curando l’orecchio che lui aveva tagliato. O anche quando pensava di poterlo seguire fino alla croce e, invece, Lo rinnegò e pianse amaramente.

Ma tutta la vita di Pietro è stata un rispondere – così come poteva, con tutta la sua umanità, senza vergogna, con tutta la sua carne, con tutto il suo sangue – a quest’uomo che era venuto a compiere la sua vita. Di fatto, Gesù glielo aveva detto: «Non la tua carne, né il tuo sangue te lo hanno rivelato». Ma in questa carne e in questo sangue che lui ha messo totalmente a disposizione, il Padre gli ha messo in bocca una parola impossibile: «Tu sei Cristo, il figlio di Dio». Con questa carne peccatrice ha detto: sì, io Ti amo, Tu sei tutto, io Ti voglio bene. E Cristo lo ha fatto pastore della Chiesa, Suo vicario. Un uomo che sapeva appena governare una barca, lo pone a governare la barca della Chiesa, la continuazione della sua opera nel mondo.

E così è stata anche la vita di Marcos: lui ha dato tutto se stesso e Dio lo ha chiamato in un modo impossibile da immaginare, pensare o dire. Adesso, un anno dopo la sua morte, lui ci sarà ancora più amico se anche noi, come lui ha fatto, ci chiediamo: «Ma in questo anno, istante dopo istante, chi dico che Lui sia?». Con tutta la mia carne, con tutto il mio sangue, con tutta la mia umanità ferita (non importa cosa ho fatto, o cosa farò) ma io, adesso, Gli darei tutto? Come san Pietro, come Marcos?

Siamo fortunati a stare nella Chiesa, perché abbiamo accanto amici, come Marcos, che ci riportano al centro della questione: «Chi è Cristo per me?». E per lo stesso motivo dobbiamo festeggiare oggi che ci sia il Papa. Abbiamo un punto umano attraverso cui Cristo, nella storia, ci dice: «Guarda, non è la forza della tua carne o del tuo sangue, ma che tu metta questa carne e questo sangue totalmente al Suo servizio, affinché siano possibili cose umanamente impossibili».

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