Sono ormai cinque anni che siamo qui riuniti, in memoria della vita di Marcos. Certamente il motivo, il gesto che stiamo celebrando è l’eucaristia, che, come sapete bene, significa: rendimento di grazie. Senza dubbio la Chiesa si raduna sempre in questo gesto di rendimento di grazie a Dio per averci donato Cristo e la Redenzione, ma oggi in modo speciale siamo qui in questo rendimento di grazie per Marcos. Grazie per la sua vita, grazie per la sua esistenza, per averlo conosciuto; ma soprattutto, in un modo o nell’altro, credo che la maggior parte di voi gli sia grata perché è stato un testimone privilegiato della presenza di Cristo in mezzo a noi.
Rendersi conto di come Cristo ha agito in lui e di come lui ha risposto con semplicità fin dall’inizio, quando Cristo è entrato con forza nella sua vita, è un motivo continuo di stupore, di riconoscenza per il bene ricevuto e quindi di rendimento di grazie.
Se ora ci mettessimo a commentare il tratto, la caratteristica che ciascuno di noi ha notato di più nella vita di Marcos, probabilmente ognuno metterebbe in risalto qualcuna delle sue qualità, delle qualità che Dio gli ha dato o dei doni che ha ricevuto lungo la sua vita.
Oggi voglio soltanto sottolinearne due che per me sono stati fondamentali: era trafitto da Cristo. Se dovessi dire una parola chiara su di lui, ciò che determinava la sua vita era questa presenza di Cristo, e non è avvenuto dall’oggi al domani. Lui, anch’egli figlio del suo tempo, come tutti noi, anche lui proveniva da un mondo che possiamo chiamare individualista, narcisista, di ricerca anche dell’affermazione di sé; ma è vero che, col tempo, ciò che dominava in lui non erano le circostanze positive o negative che spesso ci affondano o ci complicano la vita, non erano neppure i grandi sogni, che presto lasciò da parte, non erano le sue incapacità o capacità, bensì la presenza di Cristo, come qualcuno di reale, come qualcuno veramente carnale nella sua vita.
Quando Cristo è entrato nella sua esistenza, non c’è stata presenza più determinante; per lui non c’è stata altra presenza più affascinante di quella di Cristo.
Tante volte nei suoi diari, che scriveva in un dialogo continuo con il Signore, oppure nelle e-mail o nei messaggi WhatsApp che inviava agli amici, era chiaramente questo ciò che dominava.
Ancora, quando vi consegneranno all’uscita il ricordo di quest’anno, c’è questa e-mail inviata a un’amica, così espressiva, in cui si vede che ciò che domina in lui è questa presenza di Cristo: non tanto la sua coerenza, la sua capacità, il suo essere all’altezza, ma l’amare realmente Cristo; per questo la leggo di nuovo.
«Tu sei tutto e io niente, ti voglio bene con tutto il mio cuore: domani cadrò e peccherò, ma, anche se fosse solo in questo istante, ti consegno la mia vita, Re dei re, Bellezza e Amore; a te che stavi con Giovanni e Andrea e oggi vivi vicino a me; a te che sei stato sulla croce per me; a te dico che ti voglio bene, che puoi disporre di me e che non desidero nulla più che stare alla tua presenza, affermandoti come sommo bene. Non sono capace di esprimere a parole ciò che desidera fare il mio cuore in questo istante, in questo istante —finalmente!— ben sfruttato. Ti voglio bene, grazie».
Questo è ciò che dominava nella vita di Marcos. Per lui era questa presenza continuamente amorevole, affascinante. Non c’era altro modo. In molte sue azioni, nel suo diario, nel suo modo di stare, nel suo modo di parlare, non c’era nulla in lui che non fosse fedele, in un modo o nell’altro, nel riconoscere questo Cristo, presenza reale e carnale.
Ma c’è un tratto, proprio di quelli che vivono di Cristo, che si manifesta nella sua vita ed è molto significativo: l’unità. Infatti, nel Credo, quando vogliamo definire che cos’è la Chiesa, cioè i seguaci di Cristo, la comunità che aderisce a Cristo e rende presente Cristo, diciamo che è una. La prima caratteristica che diciamo: l’unità.
La sua vita poco a poco si è unificata in questo centro unico che era Cristo Gesù. Per lui l’importante era amare e seguire Gesù, tutto ruotava intorno a lui, e proprio per questo in lui si è generata un’unità nella sua vita, ma anche una passione enorme per l’unità della comunità, degli amici, della famiglia, di un’unione nella vita.
Quando percepiva qualche difficoltà, qualche problema, certamente soffriva e subito si metteva all’opera per, diciamo, riparare in qualche modo, con una preghiera o con una telefonata, cercando di accompagnare. Questa passione per l’unità è un segno evidente della presenza di Cristo, segno di una vita cambiata da Cristo: unità in lui e unità che lui generava intorno a sé. Voi che avete condiviso la storia e i tempi in cui lui era responsabile degli universitari, avete visto Marcos sempre mosso da questo desiderio di costruire, di esprimere questa unità. Consapevole che l’unità è il miracolo più potente, e quindi ciò che più parla della presenza di Cristo nel mondo.
Un’unità che si esprimeva sempre in modo bello: nei canti, nell’ordine, nel gusto, nel modo di trattarsi, in una conversazione unica quando mangiavano insieme o bevevano una birra con qualcun altro, un gesto continuo di unità.
Sto parlando di un ricordo del passato, ma sono consapevole che lui vive, non ci ha lasciati; è fondamentale rendersi conto che lui è compagno di cammino, anche intercessore per noi oggi.
Ringraziamo per ciò che il Signore ha fatto in lui, e chiediamo a Marcos, per la sua intercessione, che continui a sostenere il nostro cammino di fede, che continui ad aiutarci ad appassionarci a Cristo, come lui era un appassionato, che continui davvero ad essere amico e ad avere cura anche della nostra unità.
Senza dubbio, il fatto che chiediamo insistentemente anche a lui renderà sempre più evidente per noi e per il mondo intero il bene che la vita di Marcos significa per la Chiesa.
Per questo oggi ringraziamo commossi Cristo per ciò che ha voluto fare in Marcos, e ringraziamo Marcos per la semplicità, la prontezza e l’apertura che ha avuto, come diceva il Vangelo: «Il Padre ha voluto rivelarsi ai piccoli…». Lui ha accolto con una semplicità splendida, tanto che è stato al tempo stesso consolato e fu anche consolazione per molti negli anni che ha vissuto. Che continui dunque ad aiutarci e a sostenerci nel nostro cammino.
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