Religión en Libertad

Tres hombres posan sonrientes en un mirador de Jerusalén, con la Ciudad Vieja y la Cúpula de la Roca al fondo

La morte improvvisa di Marcos Pou Gallo che, dopo essersi laureato in Fisica all’Universidad de Barcelona, era appena entrato in seminario, ha sconvolto la Chiesa di Barcellona e centinaia di persone in tutto il mondo.

Il reportage che a suo tempo pubblicò Religión en Libertad ebbe una risonanza inaudita: Sgomento a Barcellona per la morte di Marcos Pou, un seminarista che irradiava amore per Gesù Cristo

Colui che fu il suo «padre spirituale» durante quattro anni preziosi, il sacerdote madrileno José Miguel García, di Comunione e Liberazione, lo ricorda e testimonia come «il figlio è diventato improvvisamente padre».

Questa testimonianza commossa e sentita è stata pubblicata sulla rivista Huellas, organo di comunicazione legato al carisma fondato da don Luigi Giussani. Per il suo interesse,Religión en Libertad la trascrive integralmente:

El sí de Marcos
«Sabato 21 febbraio, dopo le sei del pomeriggio, ricevevo questo messaggio di Marcos: «Sto leggendo gli Esercizi, poi il battesimo del figlio di Españita e poi un incontro che ho organizzato con Miguel sugli Atti degli Apostoli… Mi ricordo di te, amico mio. Come stai? Quanto è grande Cristo, ti invito a pensarci un istante». È stata l’ultima provocazione che mi ha fatto su questa terra. Qualsiasi occasione era buona per accompagnarci nel pellegrinaggio della vita, con il desiderio che dominasse sempre la presenza di Cristo. Qualsiasi occasione era buona per sostenerci nel desiderio di conoscerlo e amarlo ogni giorno di più. Per alcuni anni sono stato padre per lui, preoccupato di aiutarlo nel cammino della fede, nel suo desiderio imperioso di essere totalmente di Cristo. Oggi, dopo la sua morte improvvisa, Marcos ha già raggiunto la meta. Si è fuso in un abbraccio amoroso con Colui di cui il suo cuore aveva tanta nostalgia. Oggi lui vede e sperimenta in pienezza ciò che noi desideriamo conoscere ogni giorno di più, vive già con Colui che è l’amore della sua anima. Il figlio è diventato improvvisamente padre. Oggi è lui l’esperto di Dio, perché lo vede faccia a faccia. Le parti si sono bruscamente invertite.

In pellegrinaggio
»Ho accompagnato Marcos durante quattro anni preziosi, pieni di tante gioie e anche di dolori. La vita umana è un cammino verso il Destino buono
che ci attende. Chi ha partecipato a un lungo pellegrinaggio, camminando a piedi, sa bene che ci sono giorni migliori di altri, ma che lungo il cammino domina l’imponenza del Signore attraverso il creato e gli amici che camminano accanto a noi. Ciò che dà senso allo sforzo e alla fatica del cammino, al bello e al cattivo tempo, alla stanchezza e al dolore fisico, è il desiderio della meta. Marcos è stato dominato da questo amore al suo Destino. Tanto che, nei momenti di scoraggiamento o di stanchezza, si rimetteva in piedi alzando lo sguardo a Colui che la nostra anima cerca. I suoi limiti, la sua incapacità, il suo peccato non lo definivano; a imporsi era la presenza di Cristo e il desiderio che essa suscitava in lui. Ciò che dominava in lui non era la sua sproporzione o inadeguatezza, ma il suo affetto a Cristo.

Semplicità e grandezza di cuore
»Certamente aveva non poche virtù. Quelle che ho ammirato di più sono state la sua semplicità nel seguire Cristo dentro il carisma di Comunione e Liberazione e la grandezza del suo cuore, che è andata crescendo quanto più si concepiva in rapporto, quanto più apparteneva. Aveva un cuore semplice e docile. Nella sua sequela dominava l’amore alla Verità, da qualunque parte venisse. Ogni parola o suggerimento che percepiva come detto a lui da Cristo lo accoglieva con entusiasmo e diventava proposta di vita. E davanti al suo limite o alla sua incapacità, finiva sempre per vincere la grandezza della Presenza che riconosceva davanti a sé, il bene che gli veniva comunicato.

»Era figlio dell’Avvenimento. E così è diventato padre per molti, perché il Signore gli ha concesso un cuore grande, capace di amare molti e in modo tale che ciascuno si sentiva preferito. Nessuno restava escluso, dagli amici di classe alla donna che chiedeva l’elemosina all’ingresso della chiesa dove andava di solito a messa, dagli amici del movimento, che amava con vero affetto, ai mendicanti che incontrava alla caritativa. Quella capacità di amare non veniva da lui, ma da Colui che guardava ed era il motivo della sua gioia. Una gioia che con passione condivideva con tutti.

Gesti di amore
»Vorrei sottolineare due circostanze che hanno educato potentemente il cuore di Marcos, che sono state una forma privilegiata di riconoscere Cristo e di donarsi a
Lui con decisione, gesti che ripeteva settimanalmente. Quando le circostanze glielo impedivano, lo viveva con dolore. Mi riferisco alla caritativa e all’adorazione del Santissimo Sacramento.

»Ogni venerdì mattina andava di solito alla mensa delle Suore di Madre Teresa di Calcutta. Lì, donandosi ai più bisognosi, facendo ciò che gli chiedevano, godeva nel riconoscere che in loro imparava ad amare Cristo prendendosi cura delle sue membra sofferenti.

»E al pomeriggio saliva al Tibidabo per stare accanto a Cristo sacramentato, cercando spesso che gli amici lo accompagnassero. Erano azioni concrete con cui voleva crescere nel suo affetto a Cristo, dargli la sua vita.

La passione della sua vita

»Ha detto sì a Cristo, quando ha percepito la sua chiamata, con prontezza e radicalità. Ha aperto il suo cuore per accoglierlo, perché dominasse in tutto ciò che viveva. E seguendolo, la sua umanità è fiorita in modo straordinario. Viveva con vera paternità la sua responsabilità nel CLU. Gli urgeva comunicare a tutti il bene immenso che è Cristo e come la vita si compia aderendo a Lui. Con il tempo, Cristo è diventato la passione dominante della sua vita.

»Il suo desiderio continuo era essere totalmente di Cristo. Quante volte esprimeva questo desiderio nei suoi messaggi e nelle nostre conversazioni! Cristo l’ha preso in parola e l’ha reso totalmente e definitivamente Suo. Pochi minuti prima della sua morte aveva questa conversazione con i suoi amici dopo i primi giorni in Seminario: «Com’è andata questa settimana?». «Mi sto abituando, perché il Signore è molto geloso». «Geloso? Non capisco perché usi questa parola». «Sì, sì, è come se stessi per sposarmi con la mia fidanzata. Solo che a me è toccata la più gelosa di tutte. Il Signore è super geloso, è il più possessivo di tutti». «Possessivo?». «Sì, perché a me chiede tutto, a tutte le ore, in qualsiasi luogo, e lo vuole subito».

La sua felicità finirà per vincere

»Ogni giorno recitavo il rosario per Marcos chiedendo alla Vergine che lo proteggesse e gli concedesse la grazia di essere totalmente di Cristo, di essere un testimone potente della Sua presenza nel mondo, di essere dotato di un cuore di padre, di essere felice e che gli fosse concesso il dono della santità. In questi giorni mi appare sempre più evidente che la Vergine ha preso sul serio la mia richiesta. Certamente non come io avevo immaginato. Ma non posso non riconoscere che la mia supplica è stata esaudita totalmente.

»Ho pianto e piango ancora la sua perdita. Mi manca molto, ne sento la nostalgia. Ma la certezza del bene che possiede lascia il mio cuore serenamente in pace. Lo esprime bene Julián nel suo messaggio in occasione della morte di Marcos: «Lo strazio che soffriamo per il suo allontanamento non potrà prevalere sulla felicità di cui Marcos gode nella compagnia del suo amico dell’anima, Cristo. La sua felicità finirà per vincere la nostra pena, facendoci comprendere la legge dell’esistenza cristiana: «Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore». La memoria di Cristo è l’unico balsamo per una ferita così profonda».

José Miguel García

Messaggio di Julián Carrón in occasione della morte di Marcos
«Cari amici: “Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso. Se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi”. Sono queste parole di san Paolo le prime che mi sono venute in mente quando ho ricevuto con costernazione la notizia della morte del nostro caro Marcos. Non credo che possiamo trovarne altre più appropriate per descriverlo. Noi che abbiamo avuto la gioia di conoscerlo abbiamo visto che non ha vissuto per altro se non per il Signore. La sua gioia traboccante aveva in Lui la sua origine. E la sua morte non è stata altro che un morire per il Signore. Noi non possiamo guardare la vita e la morte di Marcos senza avere davanti agli occhi che «per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi”. Colui che è stato Signore della sua vita, è ora Signore della sua morte. Partecipando della morte di Cristo, Marcos partecipa ora della sua risurrezione, della compagnia di Colui che è stato tutto nella sua vita e che ora nessuno gli potrà strappare. Non potremo dissociarlo, nella nostra memoria, da Cristo, della cui pienezza già vive. Lo strazio che soffriamo per il suo allontanamento non potrà prevalere sulla felicità di cui Marcos gode nella compagnia del suo amico dell’anima, Cristo. La sua felicità finirà per vincere la nostra pena, facendoci comprendere la legge dell’esistenza cristiana: «Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore”. La memoria di Cristo è l’unico balsamo per una ferita così profonda.

»Sosteniamoci gli uni gli altri, amici, in questa memoria».

Un forte abbraccio,

Julián Carrón

Sgomento a Barcellona per la morte di Marcos Pou, un seminarista che irradiava amore per Gesù Cristo

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