Riproduci il video: Messa del VI anniversarioPrima, nel saluto iniziale, mi è sfuggito un dettaglio. Tra i monsignori che ci accompagnano c’è anche il direttore spirituale del Seminario (Mn. Pere Montagut i Piquet), e per me questo è significativo. Non so se conoscesse Marco, perché non era ancora direttore spirituale, ma penso che sia molto interessante questo legame con il seminario e anche la presenza di alcuni seminaristi che hanno conosciuto Marco.
Guardate, permettetemi di farmi una domanda e di farla anche a voi. Che cosa stiamo facendo qui? Perché siamo qui? Qual è il motivo che ci ha portati qui oggi? Sono passati sei anni. Non siamo qui solo per un ricordo, che già è un motivo interessante! Ricordare significa far ripassare nel cuore le persone significative della nostra vita, quelle che l’hanno segnata. Ma tutti noi che siamo qui, sei anni dopo la sua morte, siamo qui solo perché lo ricordiamo? È questo l’unico motivo? Io credo di no… Io credo di no! Per questo vi suggerisco che almeno questa domanda sia nel cuore di chi è qui.
In realtà, anch’io mi stavo chiedendo che cosa ci faccio qui oggi e perché mi avete invitato.
Non ho conosciuto Marco personalmente, perché sono qui a Barcellona da appena tre anni [prima dell’ordinazione episcopale ero sacerdote diocesano a Maiorca]. La prima notizia che ho avuto di Marco è stata durante un ritiro, poco dopo la sua morte. Un ritiro a Maiorca, organizzato dalla comunità di CL. Hanno citato una parte dell’omelia del funerale di Marco [pronunciata da Mn. Yago Gallo]. Mi ha colpito molto. Lo ascoltavo durante il ritiro come parroco. E alla fine del ritiro ho detto al predicatore: «Questa omelia mi ha colpito. Non conosco questo ragazzo, ma mi ha impressionato quello che diceva lo zio di Marco». Mi ha risposto: «Tu lo conosci, è Yago!». Non sapevo che fosse successo questo. E ho parlato con Yago perché non ne ero al corrente.
Mi ha colpito quello che si diceva in quel momento, poi ho letto il libro [La mia storia] e mi ha colpito la storia, la testimonianza e una vita che cercava il Signore e testimoniava il Signore.
Poi, già a Barcellona, mi colpisce -e questo mi porta a porre questa domanda, sei anni dopo- vedere persone che ci siamo conosciuti e incontrati e che, nella conversazione personale, mi parlate di Marco, dicendo che l’incontro con lui è stato decisivo per il vostro incontro con il Signore. Per questo vi chiedevo: «Che cosa facciamo oggi qui?». Cioè, che cosa vive, che cosa ha vissuto Marco, e che cosa permette che oggi ci siano persone che lo ricordano così bene, perché l’incontro con lui, il pranzo con lui, quella mail che fu così significativa… Credo che sia un dato, credo che sia qualcosa di cui dobbiamo essere consapevoli qui oggi.
Penso che sia rendere grazie per ciò che Marco ha trovato nel Signore, per come ha vissuto questa relazione con il Signore e per come il Signore si è servito di lui per raggiungere tante persone. E credo che sia un motivo molto importante per essere qui oggi, per ringraziare il Signore e per ricordarlo. E per offrirgli l’eucaristia dicendo: «Signore, fa’ che [Marco] stia con te». Perché anche da qui continua a intercedere per noi.
Ti invito a chiederti questo: soprattutto il motivo, cioè ciò che lui ha trovato nel Signore. Ascoltando il vangelo di oggi, la vocazione di Levi, vi invito a domandare a Levi: «Perché ti sei alzato quando il Signore ti ha guardato e ti ha detto: “Vieni e seguimi”? Che cosa ti è successo?». Inoltre, notate: si alza, lo segue e lo invita a casa sua, organizza un pranzo con i suoi amici, che sono tutti pubblicani e peccatori come lui. Non ditemi che questo non è molto da CL, vero? Siete tipi da aperitivo e da bicchierini… Ebbene, è andata così: Levi invita i suoi amici, organizza un banchetto e invita il Signore. Ma la cosa più interessante non è il pranzo, bensì il perché! Che cosa hai trovato in questa persona, in questo galileo che si è avvicinato alla tua tavola, tu che sei un esattore delle tasse, un pubblicano, per alzarti e dirgli: «Ehi, vieni a casa mia. È che non voglio che i miei amici si perdano questo!». Che cosa ti è successo? Immagino che questa sarebbe stata parte della conversazione in casa, e che gli amici gli avrebbero detto: «Grazie, Levi, per averci invitato a pranzo con questa persona così significativa; con questa persona così persona, con quest’uomo così uomo».
Vi suggerisco che, contemplando Levi, che si alza dal suo tavolo di lavoro e poi invita i suoi amici a mangiare perché non vogliono perdersi quell’incontro, io vedo qui la persona di Marco, che si sente attratto dal Signore e non vuole che i suoi amici, quelli vicini e che vivono accanto a lui, si perdano questa relazione.
E forse anche tu sei seduto al tavolo del tuo lavoro, al tavolo della tua vita quotidiana, come Levi, e ti alzi e ti lasci attrarre dal Signore; dal Signore che ti dice: «Vieni e seguimi!». Non tenerlo per te, ma estendilo a tutti i tuoi contemporanei, con cui vivi e lavori. Probabilmente, a quella tavola di pubblicani e peccatori che accolsero l’invito di Levi, lui lo faceva abitualmente. Ma, in fondo, anche alcuni si meravigliarono. «Ma… che cosa sta succedendo a Levi?». Alcuni forse non capirono; altri si sorpresero, altri furono affascinati e altri rimasero colpiti. Sì, queste sono le diverse reazioni davanti a una persona che è attratta dal Signore, dal Maestro, e davanti a chi ti dice: «Non ve lo potete perdere».
Trovo molto interessante l’ultima indicazione. Pensiamo anche al gruppo dei farisei mormoratori, che pensano: «Ma questo, che cosa si crede?». E chiedono agli apostoli e ai discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia con pubblicani e peccatori? Com’è possibile? Non si rende conto che si sta rendendo impuro sedendosi a tavola con loro?». Gesù, però, se ne accorge e ci ricorda per chi si è incarnato: per i pubblicani, i peccatori, i fragili, i vulnerabili… E per te e per me. Noi siamo di questa confraternita! Il Signore è venuto per sedersi e condividere la vita con noi. Questa è la condizione di Marco. I cristiani non siamo perfetti, ma bisognosi! Abbiamo scoperto questa condizione di bisognosi, perché abbiamo bisogno di sederci alla tavola dell’affetto e della tenerezza del Signore, che passa attraverso la compagnia e l’incontro con i fratelli. Com’è bello scoprire che siamo bisognosi del Signore e dei fratelli! Il Signore è venuto per guarirci, per abbracciarci e accarezzare questa nostra vulnerabilità.
Concludo con la prima lettura. Isaia ci pone davanti a una situazione molto interessante: alla fine, quando uno scopre Levi, pensa: «Anch’io voglio alzarmi, voglio seguire il Signore e non voglio restare fermo, al mio tavolo. Voglio seguire il Signore. Voglio rendere partecipi i miei amici di questo incontro». Uno scopre Marco e dice: «Ehi, ma… come vivi tu! Come mai vivi così? Anch’io voglio vivere così!». E questo, come si fa? Devi rischiare, devi giocarti la vita, devi muovere le pedine, come dice Isaia nella prima lettura. Fai un passo avanti, donati agli altri, va’ avanti, donati agli affamati e ai bisognosi. E il Signore ti illuminerà e farà sì che le rovine che ti circondano assumano un altro colore. Ma non puoi restare seduto: devi rischiare e alzarti! Levi si alzò. Pensiamo a quando si parla del «sabato» e lo si descrive come un tempo per il Signore. Forse devi rinunciare ai tuoi progetti, al desiderio di essere al centro dell’attenzione, per dire: «Voglio mettere il Signore al centro della mia vita». Avanti, provaci! Osa e comincia. Alzati!
Perché sei venuto qui oggi? La Chiesa oggi ci mette davanti Levi; ci mette davanti Marco perché tu esca da questa eucaristia con la voglia di dirgli: «Eccomi qui, e voglio giocarmela per te, e voglio vivere con te, e voglio organizzare altri eventi per condividere con te e con i miei». È una gioia enorme aver incontrato il Signore nella mia vita, e mi ha allargato il cuore.
Così sia.
Dopo la benedizione finale
Prima di dirvi «potete andare in pace», vorrei dirvi qualcosa di personale. Qualcosa che sorprende anche me. Mi sorprende nel senso che devo dire: «Che forza ha Marco!». Guardate, pochi giorni prima di andare a parlare con il Nunzio, che mi ha proposto da parte del Santo Padre di andare a Barcellona [come vescovo], ho ascoltato un audio con una testimonianza di Marco, che mi ha invitato ad ascoltare Yago. È una testimonianza interessante, una parte appare anche nel libro La mia storia. Naturalmente il libro la approfondisce, perché ciò che racconta è impressionante.
Dopo qualche giorno, il Nunzio mi ha proposto di lasciare Maiorca e andare a Barcellona come vescovo ausiliare. In quei giorni di sorpresa ho pensato a Marco e ho pensato: «Questo ragazzo, di cui ho letto il libro e ho ascoltato la testimonianza, interceda per me». E non so perché… Probabilmente perché il Signore lo ha voluto… Mi sono affidato a lui: «Tu che conosci Barcellona, accompagnami e aiutami». Il giorno dell’ordinazione episcopale, il 9 settembre 2017, non so perché, al momento della litania dei santi, mentre ero prostrato accanto al vescovo Sergi Gordo, lì alla Sagrada Familia, mi è tornato in mente Marco. Com’è possibile, che cosa ha questo ragazzo, che cos’ha Marco e qual è il suo segreto, che non è suo ma del Signore, e che fa sì che dopo sei anni siamo qui oggi? Rendiamo grazie a Dio e avanti con la missione di gratitudine e di preghiera per la Chiesa.
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