Cari amici, familiari e conoscenti,
Tra le 23.30 di sabato 21 febbraio 2015 e le 00.00 del giorno seguente, domenica 22, mio fratello Marcos è morto in un incidente in moto, all’età di 23 anni, una settimana e mezza dopo essere entrato in seminario.
Non è per niente facile, come è logico. È mio fratello, con cui sono cresciuto da quando sono nato, con cui ho scoperto fin da piccolo la vita, con il suo bene e il suo male, la sua sofferenza e la sua consolazione, la sua bellezza e la sua bruttezza, ciò che è divertente e ciò che è noioso, ciò che è grande e ciò che è piccolo. Con cui ho litigato, riso fino alle lacrime, con cui ho pianto, e con cui ho scoperto la cosa più grande che si possa mai scoprire davanti agli occhi di un pover’uomo come lui e come me.
Questi tre giorni stanno essendo i più duri della mia vita. Costante è il ricordo di Marcos, di tutto quello che abbiamo vissuto insieme, il bello e il meno bello. È duro stare a casa perché è difficile rendersi conto che non entrerà più dalla porta gridando «Minions!» (riferendosi a Juan e Mateo, i miei fratelli piccoli), o nella mia camera, dove lui dormiva. È duro vivere, è doloroso. La cosa più dura è svegliarsi la mattina, perché è come se ti dessero di nuovo la notizia. È dolorosa questa nuova vita senza Marcos nella forma in cui c’è sempre stato, così come la conoscevamo. Lo sapete bene voi che l’avete conosciuto, anche se per poco tempo, anche se avete scambiato con lui solo un paio di frasi. A molti di voi avranno parlato di lui. E per altri forse era «il fratello di», oppure «il figlio di Itziar e Paco».
A tutti voi voglio raccontare quello che ho visto in questi due giorni. Prima della messa di domenica per mio fratello, abbiamo avuto la possibilità di baciarlo per l’ultima volta. Era bellissimo, in una bara semplice, come quella di Giovanni Paolo II. Vestito di bianco, puro. La mia famiglia e io abbiamo potuto pregare accanto a lui. Chiedendo la sua intercessione per noi, perché comprendiamo e ci fidiamo del Signore. La messa è stata il primo regalo di tutti. È stata un vero spettacolo. La chiesa era piena, strapiena, entrambi i giorni. Davanti a me passavano tutti i volti che il Signore ha accarezzato attraverso Marcos. Tutto ciò che Dio ha generato attraverso di lui, attraverso tutta la sua persona. C’erano le suore della mensa dei poveri dove prestava servizio (caritativa) da 3 anni, i suoi compagni e i miei della prima scuola in cui siamo stati, insegnanti di quella scuola, un gran numero di professori dell’Abat Oliba, studenti di lì, gli amici con cui giocava a calcio a La Salle quando era piccolo, quelli con cui ha giocato non molto tempo fa e quelli con cui giocava quest’anno, innumerevoli amici suoi e miei di Madrid, coppie di lì che l’avevano conosciuto e sono venute ad accompagnarci e a salutarlo, tutta la comunità di Comunione e Liberazione di Barcellona, tutta la mia famiglia… Dimentico molte persone, perdonatemi. Hanno celebrato messa per lui in Siberia, New York, Milano, Roma, Madrid, Azzorre, Messico, Santander… e in molti altri posti dove hanno pregato per lui. A tutti grazie per le vostre preghiere e la vostra compagnia. Sono una vera testimonianza di tutto ciò che il Padre genera attraverso la debole carne di mio fratello.
Amici miei e di Marcos. Dio e mio fratello mi regalano ogni secondo l’amore che ha per voi dal cielo, e che ha sempre avuto per voi. Ho la certezza, nitida, che Marcos ha sempre avuto. Ho quella pace, quegli occhi conquistati dal Signore, che Marcos ha. Ho la sensazione che gli abbracci che vi do, i baci e le carezze, siano da parte di Marcos. Mi sorprendo ad amarvi per una piccola percentuale di come vi voleva bene lui, ed è enorme. Piango e soffro, mi manca, vorrei abbracciarlo un’ultima volta. Ma è con me. Il rapporto con Marcos è unico. Continuamente lo sento dirmi di fidarmi. Lo vedo sorridere, lo vedo felice, là dove per tutta la vita ha desiderato essere. Marcos ci ha fatto il regalo più bello che qualcuno possa fare. Ci ha messo davanti alla vita, e davanti a Cristo. È sempre stata questa la sua intenzione, presentarci Cristo, guardate: «Ho visto il volto stesso di Cristo, la tenerezza con cui Dio ama, ho visto come mi ama e mi viene le vertigini. Perché così tanto?! Dio mi preferisce, e nelle parole di Giussani, mi preferisce “perché sono nulla, perché sono come quella ragazza di Nazaret di 15 anni, nulla. O come suo marito, un uomo pieno di dubbi, confuso, umile, falegname, nulla”». E in questi giorni lo fa in modo radicale e spettacolare, con la messa, il funerale e quello che verrà. Ci presenta l’infinito. Ogni canto, ogni lettura e ogni salmo, ogni abbraccio che mi avete dato, ogni volto che ho baciato, sono segno del Dio buono che abita in Marcos. È una sovrabbondanza che non avevo mai sperimentato, né potevo immaginare. Soffro con grande dolore, ma sono profondamente felice. Perché chi sono io per ricevere un simile regalo dal cielo, come è la certezza di Marcos? Chi sono io per essere chiamato a un rapporto con il Mistero come quello che aveva lui? La Misericordia che Dio ha con me dandomi questo va oltre ogni misura. Ci fa questo regalo: adesso solo l’infinito ci basterà. Adesso solo Dio basterà ai nostri lacerati cuori di uomini.
La politica, l’economia, ciò che studiamo o dove lavoriamo, ciò che viviamo adesso, i rapporti con le persone care e con gli amici, tutto torna a essere vero. Perché tutto è rivestito di questa attesa e di questa domanda: c’è qualcosa che sia per sempre? Sì. Esiste. Perché l’abbiamo visto e lo vediamo. Ha sempre voluto presentare Dio al mondo. E in questi giorni lo fa in modo radicale. O tutto o niente, come è stato lui. E Cristo c’è. Amici, non è incompatibile la sofferenza di perdere una «forma» di rapporto con la pace e la sicurezza che Dio c’è. Non è incompatibile la lacerazione con la gioia che Dio presente ci dà. Tutto ciò che i nostri cuori desiderano, e oggi più che mai, esiste. L’abbiamo visto in Marcos e lo vediamo tra noi oggi. Lo vediamo nell’unità di un popolo dove il Signore ha voluto creare Marcos. Aveva tutto previsto. Per portarsi via Marcos doveva essere sicuro che lui desse il suo «sì» liberamente e felice. E ve lo dimostro: l’11 febbraio Marcos scriveva questo. «INGRESSO IN SEMINARIO: Vertigine e piena fiducia, sono Tuo Cristo. Che questo sia un cammino di santità. Felice di darti la vita! Questo conta più di ciò che non va, di ciò che pesa o che sembra essere una futura fatica. A te mi affido Maria. Vergine di Lourdes, rendimi fedele! Rendimi santo!»
Lo vedete? Marcos se n’è andato pienamente felice, come non lo era mai stato. E vuole regalarci questa pace. Lasciate che il dolore entri nei vostri cuori, immergetevi nella sofferenza per scoprire il desiderio di infinito che caratterizzava Marcos. Ma immergetevi anche nella vita. State attenti a ciò che Dio ci regala, state attenti alla realtà che affascinava Marcos. Perché è lì che troveremo la pace che Dio ci dà. Non nascondete il vostro dolore, le vostre domande, la vostra sofferenza, la mancanza che sentite, o la voglia di stare con lui. Vivetele finché quelle domande non vi definiscano. Altrimenti, disprezzeremo il regalo che Marcos ci fa. Raccontatevi ciò che vi affascinava di Marcos, ricordate ciò che vi diceva, raccontatevi e ricordate Cristo, che si faceva più carne attraverso mio fratello. Che il sì che lui ha dato sia anche il nostro sì a vivere questa sofferenza e questa grazia. Chiediamo la sua vicinanza al Signore, il suo rapporto privilegiato con il Padre e celebriamo che lui adesso è felice per sempre. Riposate in questa certezza, nell’immagine del suo sorriso dal cielo.
Il mio rapporto con Marcos è migliore adesso che mai. Adesso che non posso toccarlo né abbracciarlo, è più mio, è più dentro di me, che mai. Marcos oggi si regala a me più di tre giorni fa. Il meglio di Marcos, Cristo, è infinitamente più presente oggi che mai. È più nostro amico oggi che mai. Mi arrivano già le cose che stanno accadendo. Molte persone mi mandano le testimonianze di ciò che Dio e Marcos fanno dal cielo. A Dio devo essere grato di essere testimone di un simile spettacolo. Non smettete di raccontarmelo, per favore. Sta già accadendo.
Vi chiedo di accompagnarvi gli uni gli altri, di ricordarvi questo. Vi chiedo di non chiudere il vostro cuore, di aprirlo al dolore e al presente. Pregate anche per la mia famiglia: Francisco, Itziar, Natalia, Juan, Mateo e me. Accompagnateci e lasciatevi accompagnare da noi. Pregate per i miei zii e i miei cugini, che ringrazio per la cura così speciale che hanno avuto per noi.
Abbraccio in modo speciale Rocío, Javi, la famiglia Andreo. Alfon, Rafa, Leo, Igna, Jordi, Suca, Talía, Virginia, Peter, Alex, Ferrán, Silvia… Dimentico mille persone. E mi dispiace non fare una menzione speciale, ma questo testo durerebbe un migliaio di pagine. Lupita, un abbraccio enorme da Barcellona. Ti pensiamo molto. A tutta la comunità di Comunione e Liberazione, grazie per le vostre preghiere e la vostra compagnia. A Francisco Javier González Candela un abbraccio gigantesco. A Miquel Carreras e alla sua famiglia, perché non smetto di pensare a voi, come anche ad Ángel Vázquez. Adesso, con Rocío e i più vicini a Marcos, entriamo nel vostro club di privilegiati. A mio zio Yago, per la sua testimonianza e la sua infinita compagnia. Miguel Ramón e José Fernando, grazie per prendervi cura di noi.
Non riuscirò mai a esprimere a parole la gratitudine a José Miguel García, per la compagnia che ha fatto a Marcos, e che oggi fa a noi. Non esistono parole che possano esprimerla.
Nell’ultima conversazione che abbiamo avuto, Marcos mi diceva questo, davanti al suo trasferimento al seminario di Barcellona: «Le strade ci separano, e questo lacera. Ma nella grande strada andiamo insieme». È così.
Prego per voi, perché questa ferita sia feconda per ognuno di noi. Prego perché questa attesa e questa certezza che mi vengono date adesso non facciano altro che crescere, come era in Marcos. Serrate le file, amici miei. L’avventura di questa nuova vita è cominciata. Mi sento indegno di tale grandezza. Ho voglia di abbracciarvi.
Nico Pou Gallo
p.s. Vi chiedo che questo miracolo che con povere parole riesco a spiegare arrivi a tutti voi senza eccezione.
VENI SANCTE SPIRITUS, VENI PER MARIAM
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